Elettrolux chiama Ucraina

di Giuliano Cappellini

Che rapporto c’è tra i fatti di Ucraina – un colpo di stato favorito dall’Occidente che sostiene i neonazisti per rovesciare un presidente della Repubblica eletto democraticamente – ed il ricatto della multinazionale svedese degli elettrodomestici ai lavoratori italiani – o accettate salari polacchi o me ne vado in Polonia? La domanda è retorica: tutti hanno capito che le multinazionali con stabilimenti in Italia ed in Europa vedono nel colpo di stato un’altro strumento per ricattare i lavoratori italiani ed europei – o accettate salari ucraini o ce ne andremo in Ucraina!electrolux

La facile risposta apre, però, ad interrogativi e a riflessioni non banali. Continua a leggere

Per una legge elettorale proporzionale

di Marco Dal Toso*

Avv. Marco Dal Toso

Il 21 luglio 1923 venne approvata con 223 si e 123 no il ddl Acerbo, voluta da B. Mussolini. Essa prevedeva  l’adozione di un sistema proporzionale stravolto da un premio di maggioranza 2/3 dei seggi all’interno di un collegio unico nazionale suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali. Continua a leggere

I MERLI CON I MERLI, I PASSERI CON I PASSERI

La stagione dei congressi                                                                     

di Bruno Casati *                                                                          

Sostiene il “guru” Casaleggio che i partiti politici, tutti, sono destinati ad essere spazzati via dalla democrazia diretta della rete. Non so se questo avverrà, so però di certo che i partiti politici italiani si stanno spazzando  via da soli, tanto si sono allontanati dai cittadini italiani. La ricomposizione di questo iato, tra politica e società, dovrebbe allora prendere il centro dei Congressi, annunciati e no: da quello del PRC a quello del PD, dal Congresso  di SEL, che prima o poi Vendola sarà costretto a fare, a quello dell’Italia dei Valori.

foto casati Tutti i Congressi  dovrebbero  appunto ragionare di come recuperare la perduta credibilità, non dovessero farlo darebbero ragione alla profezia di Casaleggio. Mi pare si stiano invece muovendo, almeno  i Partiti delle “larghe intese”, in tutt’altra direzione: quella di mettere mano alla Carta Costituzionale al fine di fare dell’Italia una Repubblica Presidenziale, come se questa operazione, con l’elezione diretta del Capo dello Stato, potesse ricomporre la frattura tra partiti ed elettori, tragica illusione. Anche nel passato ci furono momenti in cui si rese evidente il degrado morale in cui erano scivolati taluni partiti, la DC e il PSI in particolare, travolti dagli scandali derivanti dagli orrendi traffici di Tangentopoli. Quelle sigle, divenute impresentabili, furono introdotte allora in una acrobatica operazione di rigenerazione da cui uscirono Forza Italia e la Margherita. Il PCI, che impresentabile non era, aveva già pensato di auto-sciogliersi  abbandonando, vera e proprio Bad Godesberg italiana, la contraddizione capitale-lavoro. Continua a leggere

Opinioni. Sanità pubblica e sanità privata

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Albarosa  Raimondi  

Credo sia importante fare chiarezza su quanto in Italia nel campo della sanità, si cerca di “far passare” e cioè l’uguaglianza tra sanità pubblica e privata.

Da anni, nella logica di privatizzare la sanità pubblica nel modo meno appariscente possibile, si cerca di giocare sugli equivoci (purtroppo anche con l’aiuto dell’ex ministro della sanità R. Bindi) relativi agli ospedali pubblici e privati accreditati. Ecco, è proprio sul termine accreditato che si gioca a chi “equivoca” meglio. Molte strutture sanitarie anche grandi di Milano,  spesso sono private (quindi si avvalgono di sistemi organizzativi “privati”) ma sono tutte accreditate (come lo era la S. Rita, per intenderci).

Cosa vuol dire accreditato? Molto semplicemente che si usufruisce di fondi pubblici avendo i requisiti, soprattutto strutturali, ma anche, seppur minimi, di personale (spesso neppur dipendente) , stabiliti dalla normativa. Quindi, al pari delle strutture pubbliche , le strutture accreditate “vivono” dei rimborsi regionali senza però i numerosi vincoli che invece colpiscono il pubblico.

pronto-soccorso

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Compagni, adesso che si fa? Dibattito a sinistra. “Riprendere il cammino dell’unità dei comunisti”.

Unità e iniziativa dei comunisti nella crisi attuale. Un fronte unito per un programma di transizione.                                                                                             di Andrea CatoneBandiera rossa

1. Una crisi epocale

La crisi attuale è profondissima. È crisi dei meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica, coinvolge gli stati in prima persona (il debito pubblico), investe l’intera economia occidentale (la triade USA, Giappone, Ue). Per i limiti di fondo della costruzione europea e dell’eurozona, colpisce più profondamente l’Europa, dove si scatena la contraddizione tra Stati: il blocco tedesco (Germania, Finlandia, Olanda) impone i suoi diktat ai paesi del sud, meno “virtuosi”, con politiche di austerità che hanno immiserito e spogliato Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, Cipro (dove si è attuata una espropriazione diretta con l’imposta del 40% sui depositi bancari superiori ai 100.000 euro). Se, nel riconoscimento unanime del carattere epocale della crisi si manifestano, come è giusto che sia, alcune differenze di analisi anche all’interno dei teorici marxisti, una cosa mi sembra certa: dopo la crisi, come dopo una guerra di grandi dimensioni, il mondo non sarà lo stesso: gli esiti che questa crisi produrrà saranno – nell’economia come nella società, nella mentalità di massa come nelle istituzioni politiche – o di carattere regressivo o di carattere progressivo.

Lo sbocco che alla crisi si potrà dare dipende dal modo in cui i soggetti politici organizzati, in qualsiasi forma, agiranno. Questa crisi segna uno spartiacque nella storia e il modo in cui i soggetti politici si muovono di fronte ad essa è una cartina di tornasole della loro adeguatezza storica. La crisi può e potrà produrre rapidi sconvolgimenti non solo in campo economico e sociale, ma nelle organizzazioni politiche e nelle istituzioni degli Stati. Continua a leggere

Compagni, adesso che si fa? Dibattito a sinistra. Un nuovo pensiero di sinistra parte dall’uguaglianza come valore.

Una lettura in chiave europea dello scenario italiano aiuta meglio a comprendere la nostra situazione e le cause che l’hanno determinata. La crisi delle socialdemocrazie è infatti un fenomeno che attraversa tutto il continente e rivela caratteri di irreversibilità. La sinistra deve essere dunque ricostruita: partendo dall’“eguaglianza”.
di Alfonso Gianni

liberte-egalite-fraternite
Marc Lazar è tornato recentemente a riflettere sulle sorti della sinistra italiana dopo il non esito elettorale dello scorso febbraio. “Questa drammatica situazione costituisce certo una specificità italiana, ma al tempo stesso rispecchia le turbolenze che scuotono tutta la sinistra europea” ha scritto lo studioso francese. La sua lettura si distingue quindi da quelle che vedono prevalentemente nelle scelte successive al voto un sorta di tradimento da parte delle forze politiche di destra e di sinistra della volontà degli elettori del nostro paese che sarebbe stata perpetrata attraverso la costruzione di una Grosse Koalition in salsa italica o, se si preferisce, dato il carattere non necessitato della medesima, di un oversizegovernment. In effetti una lettura in chiave europea dello scenario italiano aiuta meglio a comprendere la nostra situazione e le cause che l’hanno determinata.

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